Pubblicate le prime 329.416 sentenze varate dal primo e secondo grado tra il 2021 e il 2023. In stallo il sistema di Intelligenza artificiale

È online la prima banca dati della giustizia tributaria di merito. Ad oggi risultano pubblicate 329.216 provvedimenti delle Corti di primo e secondo grado. In stallo, invece, il progetto di Intelligenza artificiale per problematiche tecniche legate all’algoritmo.

Sulla pubblicazione della banca dati da parte del Mef è intervenuta la presidente del Cpgt Carolina Lussana. «Siamo molto soddisfatti», ha detto, «dell’avvio della banca dati. Si tratta, come è noto, di uno strumento richiesto da tempo da tutti gli operatori del settore. Avremmo però ritenuto utile e rispettoso delle nostre prerogative un coinvolgimento del Cpgt prima che fosse messa on line. Il nostro auspicio è che nell’immediato futuro ci sia una condivisione delle scelte da parte del Dipartimento della giustizia tributaria del Mef riguardo il suo funzionamento: trattandosi di una novità assoluta, ci saranno da introdurre correttivi e fattori di implementazione, alla luce delle evidenze che saranno certamente segnalate dagli utilizzatori, ad iniziare proprio dai giudici tributari».

Parità tra le parti

Il sistema – denominato Prodigit e sostenuto con 8 milioni di euro di finanziamenti Pon e React Ue – è stato elaborato in collaborazione tra il Mef e il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria. Il progetto è ambizioso: modernizzare la nuova giurisdizione - recentemente riformata con la legge 130/2022 e col Dlgs 220/2023 -, per implementare la trasparenza e consentire a tutte le parti di conoscere l’andamento della giurisprudenza di merito. Uno strumento fortemente richiesto dai professionisti del fisco, che in più occasioni hanno sollecitato il Ministero a concedere l’accesso al data base per favorire la parità tra le parti in causa nel processo fiscale. Lo ha precisato lo stesso Fiorenzo Sirianni, direttore generale del dipartimento giustizia tributaria, quando a febbraio scorso ha parlato di Prodigit nel corso della sua audizione alla commissione finanza del Senato. «Questo è un principio molto importante – ha spiegato Sirianni – perché rafforza il diritto della parità all’interno del processo tributario tra il contribuente e l’ente impositore. Ovviamente i professionisti e i cittadini potranno essere a conoscenza di questo patrimonio informativo che assicura un maggior diritto alla difesa».

Sentenze dal 2021 al 2023

Allo stato, come è scritto sul sito web della banca dati, si tratta di progetto sperimentale. La banca dati si basa su una piattaforma digitale che offre un «accesso semplificato e intuitivo» per la consultazione delle sentenze tributarie di primo e secondo grado, native digitali e pseudoanonimizzate. Il servizio, che consente la consultazione delle sentenze native digitali depositate dal 2021 al 2023, sarà progressivamente aggiornato con le sentenze native digitali pubblicate dal 2024 ed analogiche depositate dal 2021.

Sono in corso, inoltre, implementazioni finalizzate non solo a consentire la ricerca delle ordinanze emesse dagli organi della giustizia tributaria di rinvio alle Corti superiori (Corte costituzionale, Corte di Cassazione e Corte di giustizia dell’Unione europea), ma anche alla possibilità, previo accordo con la Cassazione, di verificare l’eventuale presenza del ricorso di legittimità e della relativa decisione con riguardo alla sentenza di merito oggetto di consultazione.

Ivan Cimmarusti - 27 giugno 2024 – tratto da sole24ore.com

Stop al licenziamento perché il datore non può far spiare il dipendente per controllare se lavora o no. Nessun dubbio che l’azienda possa verificare anche di nascosto se il lavoratore adempia la prestazione cui è tenuto, ma deve farlo attraverso la sua organizzazione: i nomi e le mansioni del personale addetto alla vigilanza dell’attività lavorativa vanno comunicati ai dipendenti interessati. Il controllo svolto dalle agenzie investigative, invece, deve essere limitato agli atti illeciti del lavoratore non riconducibili al mero inadempimento dell’obbligazione contrattuale. E le norme sulla privacy del lavoratore vanno rispettate anche se c’è il sospetto di un’attività illecita. Così la Cassazione, sez. lavoro, nell’ordinanza 17004 del 20/6/2024.

Verifiche occulte

È accolto dopo una doppia sconfitta in sede di merito il ricorso del dipendente licenziato per giusta causa. Trova ingresso una delle censure che lamenta la violazione di norme costituzionali e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo oltre che della legge 300/1970. Il fatto che si debbano comunicare ai lavoratori nomi e funzioni della vigilanza interna non fa venir meno il potere del datore di controllare le prestazioni e di accertare mancanze specifiche dei dipendenti. E ciò indipendentemente dalle modalità con cui avviene il controllo, che ben può essere compiuto di nascosto, specialmente nei confronti di chi non ha una condotta palesemente inadempiente. Il tutto, però, sempre quando l’accertamento è svolto direttamente dal datore o dall’organizzazione gerarchica che a lui fa capo.

Interessi da bilanciare

Compie un vero e proprio errore di diritto la Corte d’appello quando dice che l’attività del dipendente incolpato potesse essere controllata dal detective ingaggiato dall’azienda: le verifiche di terzi come le agenzie investigative non possono riguardare l’adempimento dell’obbligazione contrattuale del lavoratore, ma attività fraudolente o che possono configurare reati. Anche di fronte a sospetti illeciti bisogna contemperare le esigenze di protezione di interessi e beni aziendali «con l’imprescindibile tutela della dignità e della riservatezza del lavoratore».

Dario Ferrara - 21 giugno 2024 – tratto da Italia Oggi