Alla luce delle recenti novità che permettono di richiedere ai fornitori lo sconto in fattura del 50% (o delle diverse percentuali), un contribuente può sfruttare la detrazione in 10 anni fino a capienza d'imposta e chiedere lo sconto sulle altre fatture? Il provvedimento 660057/2019 delle Entrate recita che «possono optare, in luogo dell'utilizzo diretto delle stesse, per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo».
Non è dato conoscere se l'opzione sia concessa per la singola spesa o per il complesso dell'intervento effettuato. G.B. - Premana

Lo sconto in fattura per lavori di ristrutturazione  è alternativo alla detrazione. Il Dl crescita (articolo 10 del Dl 34/2019 convertito nella legge 58/2019), inserisce la possibilità, sia per i lavori di risparmio energetico che per quelli di messa in sicurezza sismica che danno diritto rispettivamente all'ecobonus e al sismabonus, di fruire, in alternativa alla detrazione e alla cessione del credito, di uno sconto corrispondente all’importo detraibile anticipato dall'impresa esecutrice dei lavori.

Lo sconto viene rimborsato all'impresa sotto forma di credito d’ imposta e recuperato mediante compensazione (tramite F24) in cinque quote annuali di pari importo.

In merito, è prevista la possibilità per i fornitori che hanno effettuato le due tipologie di intervento, di cedere a loro volta il credito d’imposta ai propri fornitori di beni e servizi, con esclusione di ulteriori cessioni da parte di questi ultimi. Il provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate 660057 del 31 luglio 2019, definisce le modalità e i termini per consentire ai soggetti beneficiari delle detrazioni di comunicare all'Agenzia l'esercizio dell'opzione per usufruire dello sconto, in luogo della detrazione.

Anche se non espressamente precisato, l’applicazione dello sconto (forma di pagamento alternativa alla detrazione in dichiarazione dei redditi e al pagamento con cessione del credito di imposta) non consente l'applicazione della detrazione solo in parte, come ipotizzato dal lettore. Già nel decreto che attuava la cessione del credito d'imposta per gli interventi condominiali era evidenziato che il condomino poteva alternativamente o cedere l'intero credito di imposta o detrarsi la spesa sostenuta in dichiarazione dei redditi e non in parte optare per la detrazione e in parte per il pagamento con cessione credito di imposta , (provvedimento 108572 dell'8 giugno 2017).

Marco Zandonà - 02 dicembre 2019 – tratto da sole24ore.com

L'Agenzia entrate e riscossione ha cinque anni e non dieci per incassare i contributi non versati regolarmente dagli autonomi. Lo ha sancito la Cassazione che, con l'ordinanza 32077/2019, ha respinto il ricorso dell'Ader. La difesa aveva impugnato la decisione della Corte d'appello di Catanzaro che aveva ritenuto applicabile il termine breve di prescrizione senza considerare, aveva sostenuto il legale, l'effetto innovativo della notifica delle cartelle di pagamento che comporterebbe l'applicabilità del termine lungo decennale. La tesi non ha fatto breccia presso il Collegio di legittimità che ha respinto il gravame. Per i giudici, infatti, «in tema di riscossione di crediti previdenziali, il subentro dell'Agenzia delle entrate quale nuovo concessionario non determina il mutamento della natura del credito, che resta assoggettato per legge a una disciplina specifica anche quanto al regime prescrizionale, caratterizzato dal principio di ordine pubblico dell'irrinunciabilità della prescrizione; pertanto, in assenza di un titolo giudiziale definitivo che accerti con valore di giudicato l'esistenza del credito, continua a trovare applicazione, anche nei confronti del titolare del potere di riscossione, la speciale disciplina della prescrizione prevista dall'art. 3, legge 335/95 invece che la regola generale sussidiaria di cui all'art. 2946 cc, e ciò in conformità alla natura di atto interno all'amministrazione attribuita al ruolo. Per la Cassazione poi non assume alcun rilievo il richiamo all'art. 20, dlgs 112/99 che prevede un termine di prescrizione strettamente inerente al procedimento amministrativo per il rimborso delle quote inesigibili, che in alcun modo può interferire con lo specifico termine di prescrizione previsto dalla legge per azionare il credito nei confronti del debitore. Ciò anche perché, in linea generale, la scadenza del termine, pacificamente perentorio, per proporre opposizione a cartella di pagamento, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l'effetto della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche la conversione del termine di prescrizione breve in quello ordinario.

Debora Alberici – 10 dicembre 2019 – tratto da Italia Oggi